Come era prevedibile, il disperato tentativo di rimediare in pochi mesi a venti anni di scelte economiche e politiche scellerate, è fallito.
Nonostante lo strano tentativo del governo Monti di contrastare la crisi accentuando le politiche che in passato avevano prodotto la crisi stessa, il paese ancora miracolosamente resiste. Ma a stento.
La colpa ovviamente è di questo e di quest'altro, ma i governi si possono solo giudicare dai risultati.
Ed è solo un esercizio retorico quello di chiedersi "cosa sarebbe però successo se".
E chi lo sa. E chi se ne importa .
Quello che si sa, e quello che ci importa è il risultato che un governo riesce ad ottenere nel contesto storico di fatto esistente.
Quello che si sa, quello che ci importa, è che ci sono almeno 476.000 nuovi disoccupati che si aggiungono ai già tantissimi provocati dalla globalizzazione e dalle scelte sbagliate dei governi precedenti.
Purtroppo quindi si va di male in peggio.
Il tasso di disoccupazione giovanile si attesta ora al 35,9%, ma tiene conto solo di chi è iscritto ad una lista di collocamento. Ora chiunque sia in cerca di lavoro si metterà a ridere, perchè così bastano due giorni di lavoro come promoter in un supermercato e con 90 euro totali passi per occupato tutto l'anno. Se stai cercando lavoro sugli annunci in internet nesuno ti conta. Insomma, chiunque sia intellettualmente onesto capisce che questo tipo di rilevazione indica solo una minima parte dei disoccupati reali. Che quindi sono molti di più.
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=164699
mercoledì 2 maggio 2012
Fukushima: Per la prima volta un video mostra da vicino la piscina del combustibile esaurito, scoperchiata, sul reattore 4.
Post n°520 pubblicato il 29 Aprile 2012 da francesco1375
Per chi vuole tenersi aggiornato sulla tragedia che sta avvenendo in Giappone, questo video è certamente utile.
Per la prima volta infatti una telecamera al seguito dei tecnici penetra nel reattore 4 per mostrarci lo stato della costruzione in modo ravvicinato.
Dopo una breve introduzione, si penetra all'interno della centrale.
Ricordiamo che il reattore 4 è quello che crea le maggiori preoccupazioni. Al momento del maremoto era disattivato, ma le barre di combustibile ancora attive erano state stipate insieme a quelle esaurite nella piscina-deposito sul tetto.
A causa anche del tipo particolare di combustibile usato, nella vasca sono quindi conservati quintali di materiali pericolosissimi che devono essere tenuti sempre immersi in acqua e acido borico. Diversamente le conseguenze sarebbero gravissime.
Dopo l'esplosione dell'impianto la vasca era diventata pericolante. Tuttavia, come si vede nel video, sotto di lei è stata montata un'intelaiatura di rinforzo.
Il video mostra poi la piscina vera e propria.
Questa è, come detto più volte, completamente scoperchiata ed esposta all'aria aperta. Inutile dire che la cosa è alquanto negativa. E' cosa nota, ma mai si era potuto vederla così da vicino.
http://www.youtube.com/
mercoledì 18 aprile 2012
Post n°518 pubblicato il 17 Aprile 2012 da francesco1375 Tepco è la società che gestisce la centrale di Fukushima e ne sta curando la messa in sicurezza. Ha annunciato che a fine aprile inizierà la rimozione dei detriti dalla sommità del reattore 4. Si tratta, come è facile immaginare di un'operazione di grande difficoltà e pericolosissima. Soprattutto per gli operatori umani. Questi useranno due scavatrici, una alla base ed una alla sommità del reattore. I detriti coprono attualmente le piscine del combustibile esaurito, pericolosissimo perchè necessitante di un raffreddamento continuo ed esposto ora praticamente all'aria aperta. In un futuro purtroppo ancora abbastanza lontano si dovrà trovare un modo per rimuoverlo. L'eliminazione dei detriti è la prima fase di questo delicato processo. Questo è il PDF divulgativo diffuso dalla TEPCO tramite Twitter per illustrare l'importante operazione di messa in sicurezza. E' importante notare che TEPCO, dopo una primissima fase un po' discutibile, ha in effetti svolto un lavoro incredibile per limitare gli effetti del disastro. Esaminando a mente fredda non si può che restare stupiti. Praticamente hanno ricostruito un circuito di raffreddamento nuovo nei ruderi di quattro reattori nucleari esplosi, fusi e completamente fuori controllo. Anche a livello comunicativo ha fatto il possibile, dato il contesto. Un video (recentissimo) mostra impietoso lo stato attuale della centrale. Le immagini sono sconvolgenti. Gli edifici dei reattori divelti dalle esplosioni sono ancora un ammasso di rovine. Su di essi si aggirano tecnici completamente avvolti in tute protettive. Tutto intorno centinaia e centinaia di enormi contenitori nei quali vengono accumulati milioni di litri di acqua mortalmente contaminata. E' quella che raffredda ciò che resta delle barre di carburante che continueranno a bruciare ancora per secoli. E per lunghissimi anni quest'acqua avvelenata dovrà restare in questi depositi o in altri che i nostri pronipoti saranno costretti a gestire. Questo è il video. La centrale nucleare di Fukushima è ancora un pericolo immenso per l'umanità. La situazione attualmente è come congelata. Certamente ancora si è lontani dall'aver risolto il problema della messa in sicurezza delle barre di combustibile (in parte fuse nei noccioli, in parte pericolosamente danneggiate sopra e accanto ai reattori. Ed il pericolo per il pianeta, in realtà aumenta ogni giorno che passa. Se la realtà di fukushima fosse frutto di fantasia, sarebbe frutto di una fantasia malata di catastrofismo. Ma essendo appunto realtà, è una realtà talmente spaventosa da venire rimossa il più possibile dalla coscienza collettiva. Eppure una realtà con cui siamo costretti a fare i conti. Quello che segue è un resoconto di notizie trovate sul web. E' evidente un aumento generale della preoccupazione nei confronti della centrale danneggiata. Questo al di là delle informazioni in se che vanno considerate sempre con la dovuta prudenza. In questi giorni, ad un anno dalla catastrofe, in Giappone superato lo shock subentra la fobia. I giapponesi si stanno rendendo conto, forse solo ora a livello di massa, di dover convivere con quattro meltdown a pochi passi da casa loro. Anche grazie ad un libro di recente pubblicazione e di enorme successo nel sol levante. Un'inchiesta che spiega nei dettagli e con grande autorevolezza cosa è accaduto e cosa sta avvenendo nella centrale. (http://www.amazon.co.jp) Ormai sono migliaia le persone che iniziano a pensare di emigrare da quella che è la seconda o la terza economia mondiale. Questo desiderio di fuga, generato dal senso di pericolo imminente e continuo, rischia di trasformarsi in realtà forse anche ingiustificata razionalmente. Tuttavia sono gli stessi politici giapponesi a porsi seriamente il problema dell'evacuazione di massa dall'arcipelago. Ecco alcune notizie recenti: Il 22 marzo, l'ex ambasciatore Giapponese della Svizzera Mitsuhei Murata avrebbe rilasciato un'inquietante dichiarazione; avrebbe detto che, se l'edificio dell' unità danneggiata del reattore 4 - con 1.535 barre di combustibile nella piscina del combustibile esaurito a 30 metri dal suolo - crolla, non solo provocare un arresto di tutti e sei i reattori, ma colpirà anche il pool comune del combustibile esaurito contenente 6375 barre di combustibile,che è situato a circa 50 metri dal reattore 4 . In entrambi i casi le aste radioattive non sono protette da una nave di contenimento; pericolosamente, sono all'aria aperta. Ciò causerebbe certamente una catastrofe globale come non abbiamo mai sperimentato prima. Avrebbe poi sottolineato che la responsabilità del Giappone verso il resto del mondo è incommensurabile. Una tale catastrofe avrebbe riguardano tutti noi per secoli. L'ex ambasciatore Murata avrebbe inoltre informato che il numero totale delle barre di combustibile esaurito sul sito Fukushima Daiichi escludendo le aste nel recipiente a pressione (il nocciolo fuso vero e proprio) sono 11.421. Un alto caso molto emblematico sull'aria che si respira in questi giorni a proposito del disastro nucleare è la seguente: Nei mesi scorsi si sono svolti importanti incontri bilaterali tra Russia e Giappone, nei quali si è discusso del destino di alcune isole sottratte dalla Russia al Giappone nelle fasi finali della seconda guerra mondiale. Si tratta delle isole Curili, disputate da sessant'anni. Circola la voce che i russi siano rimasti letteralmente sbigottiti nel sentirsi dire dalla diplomazia giapponese che stavolta la faccenda delle isole aveva un'importanza molto più alta per il Giappone. Poichè 40 milioni di giapponesi (residenti di Tokyo compresi) sono in estremo pericolo di vita e che in qualunque momento potrebbe rendersi necessaria un'urgente evacuazione se la situazione di Fukushima peggiorasse. E che l'unico luogo disponibile per ospitare così tante persone sarebbero appunto queste isole. Gli stessi diplomatici avrebbero anche fatto presente di stare prendendo in seria considerazione un'offerta della Cina per ospitare sul proprio territorio milioni di sfollati giapponesi. A tale scopo potrebbero essere utilizzate alcune città completamente disabitate costruite in Cina per errore (basandosi su piani di sviluppo regionali errati, speculazioni edilizie ecc). In effetti pochi giorni dopo lo tsunami, per la prima volta nella storia, una squadra di soccorso dell'esercito cinese, aveva visitato la zona del disastro. Si trattava della prima delegazione straniera estera sul luogo dell'incidente (era il 13 marzo, due giorni dopo il maremoto). In questo modo il Giappone aveva rassicurato la Cina sulla trasparenza totale nelle informazioni sul disastro nei confronti del vicino asiatico. Sia per rassicurarlo, sia per chiedergli aiuto. La squadriglia cinese ha collaborato eroicamente al soccorso delle vittime del sisma. Ci sono scenari strategici che ipotizzano una fusione di fatto tra Cina e Giappone a causa della catastrofe nucleare. E' un'ipotesi poco credibile e probabile ma che viene presa comunque in qualche considerazione in ambiente internazionale. Al di la dell'attendibilità o meno di queste notizie, esse segnalano un clima non rassicurante. Molto più documentato è il discorso del senatore americano Ron Wyden, membro della commissione energia. Sottolinea la pericolosità della situazione nipponica e sollecita l'America ad intervenire prima che accada qualcosa di irreparabile (http://blogs.wsj.com/) Mentre il Pentagono lancia un concorso per la creazione di un robot androide, che sia in grado di operare all'interno di un ambiente analogo a quello di Fukushima. Attualmente non esiste la tecnologia adeguata, come si è visto. DARPA chiede una macchina innovativa, che sembra dovrà avere sembianze vagamente umanoidi per poter svolgere tutte quelle funzioni che oggi può svolgere soltanto una persona. (http://fukushima-diary.com ) In America intanto crescono le voci (tutt'altro che confermate) circa l’arrivo, sulle coste orientali, di scorie e liquami tossici che dal Giappone finiscono nel pacifico. Qui è tuttavia utile precisare che, a differenza che in Giappone, gli Stati Uniti sono e saranno si contaminati da Fukushima. Ma grazie alla distanza in modo molto minore. Se ci saranno danni alla salute saranno rilevabili solo tra molti anni a livello statistico. Nota: molto tempo fa in questo blog mi ero posto una domanda sul sottosuolo della centrale. Dopo il terremoto, in un campo distante alcuni km era comparsa una sorgente di acqua termale. Usciva da una vecchia cava di carbone. Allora mi ero chiesto se sotto la centrale, anzichè roccia come spesso si diceva, non ci fosse per caso un giacimento di carbone. Qualche giorno fa ho trovato la risposta: si, sotto la centrale c'è una torbiera. |
Grecia, oltre 400.000 bambini poveri. E in Italia ce ne sono due milioni.
Il comitato greco dell'UNICEF rende noto che nel Paese Ellenico oltre 400.000 banbini sono poveri e denutrite.
Inoltre il 20% delle famiglie sono povere.
Di poco tempo fa la rivelazione che in Italia
Ma è l'intera Europa a sprofondare sempre più nella povertà, a causa della crisi della globalizzazione.
Di poco tempo fa la rivelazione che in Italia sono oltre due milioni i bambini che vivono sotto la soglia di povertà.
E' bene ricordare questo dato ogni tanto, perchè anche se la notizia e dell'Aprile scorso, è facile intuire che la situazione è adesso ancora peggiore.
Intanto i governi si impuntano nel proporre riforme che esasperano, anzichè mitigare, le cause che hanno portato alla crisi.
lunedì 6 febbraio 2012
Realtà virtuale, uno strano destino :ecco come nacque visse e morì l'immersione totale nel cyberspazio.
Post n°515 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da francesco1375
Venti anni fa il mondo stava per entrare in una nuova era, l’era della realtà virtuale.
Ma poi si fermò sulla soglia di questo mondo fantastico.
Ecco cosa accadde.
Alla fine degl’anni ’80, la rivoluzione informatica era ormai esplosa.
Migliaia di persone possedevano un PC, e la potenza di calcolo dei computer appariva sorprendente.
Un vasto pubblico aveva ormai familiarità con le immagini digitali, questo soprattutto grazie ai videogame ormai diffusissimi in case e locali pubblici.
Ormai tutti avevano avuto l’esperienza di interagire con un PC.
La nuova interazione uomo-macchina, la creazione dei primi ambienti tridimensionali, fecero apparire naturale un passo ulteriore: L’integrazione tra mondo reale e mondo virtuale, creato artificialmente.
Notevole divenne a questo punto anche la filmografia sul tema.
L’idea di immergere uno spettatore all’interno di un’immagine è vecchia quanto la fotografia (stereoscopio).
Quella di catapultarlo all’interno della scena di un film risale ai primi anni ’60 (Morton Elig- Sensorama).
Ma di fatto queste tecniche non avevano mai sfondato presso il grande pubblico.
Tuttavia le potenzialità dei nuovi microprocessori e l’interesse generale, convinsero un investitore inglese che fosse giunto il momento del grande passo in avanti nel mondo dell’intrattenimento.
Era l'inizio degl'anni '90.
Costui investì moltissimo in una ditta di Leicester nel Regno Unito . (secondo altre fonti la ditta era di Palo Alto in California. Ma ho fatto una ricerca e credo di essere sicuro che invece era inglese. Ho anche trovato la relazione originale dell'azienda fatta il 9 Ottobre 1991 al Leicester Polytechnic).
Questa ditta si chiamava Industries W, sperimentava sistemi virtuali da tempo e aveva vinto, nel 1989 un premio per la "migliore tecnologia emergente".
Industries W, che successivamente si chiamerà Virtuality realizzò i primi strumenti video ludici virtuali della storia. L'impianto per produrli occupava 22.000 mq.
Si trattava di apparecchi molto complessi.
Per immergere lo spettatore nel mondo virtuale occorrevano parti ardware che circondassero l’operatore umano, e software in grado di gestire un ambiente tridimensionale credibile e che potesse interagire con le persone.
Vennero creati due strumenti: 1000CS per videogiochi da svolgersi in piedi e 1000SD per i giochi di pilotaggio.
Il primo (1000CS) era una piattaforma sulla quale il giocatore stava in piedi. Era circondato da un anello imbottito che gli impediva di cadere o di avanzare inconsapevolmente.
1000SD era fondamentalmente una cabina.
Il giocatore indossava un casco che lo immergeva nel videogame, fornendo una visione stereoscopica a 360 gradi sia orizzontalmente che verticalmente.
Il corpo riceveva stimoli sensoriali quali vibrazioni e spostamenti dalla piattaforma. Questi stimoli seguivano quanto accadeva nel mondo virtuale. Il joystick opponeva resistenza in base ai movimenti compiuti dalle mani e alla resistenza che incontravano afferrando e usando strumenti nell’ambiente simulato.
L'anello di sicurezza del 1000CS produceva un campo magnetico intorno al giocatore, ne registrava i movimenti e li utilizzava nell'ambiente virtuale per simulare gli inseguimenti.
Alla fine l’esperienza era davvero realistica.
Chi ebbe l’opportunità di provare una di queste macchine assicura di essersi sentito letteralmente risucchiato nell’ambiente 3D.
Tutti la descrivono come un’esperienza irripetibile e fantastica.
E se vediamo i filmati su Youtube che mostrano giocatori intenti a giocare, ci si rende conto che in effetti questi si sentivano isolati dal mondo circostante e immersi in quello del gioco.
Uno dei rari luoghi in cui il sistema divenne accessibile al vasto pubblico fu il Virtual Reality Centre di Londra (nel 1993).
Io visitai questo spazio con alcuni amici, ma potei vedere la realtà virtuale solo dall’esterno sui monitor che mostravano in 2D il mondo nel quale si muoveva il giocatore. Potei vedere i giocatori che apparivano davvero coinvolti e seguiti da un’assistente che li faceva salire, scendere, e di tanto in tanto li sorreggeva se perdevano l’equilibrio. Ma non potei sperimentare a causa della lunga coda delle persone in attesa.
Le console erano poche, mi sembra 2, forse 3. Alla fine andammo a vedere un nostro amico che si faceva fare un tatuaggio al primo piano. Tanto, pensai, tra poco queste macchine saranno ovunque. Invece mi sbagliai, quella esperienza non si sarebbe presentata mai più.
Qualcosa non funzionava, fin dall’inizio, in questa breve avventura umana e cibernetica.
La stessa casa produttrice ammetteva che, in fase di test, il quaranta per cento dei giocatori usciva dal mondo virtuale col mal di testa.
Alla fine la realtà virtuale si rivelò un flop gigantesco.
L’esperienza di gioco era coinvolgente, ma stancante e stressante.
A parte la posizione che si doveva assumere, il casco ad esempio era molto pesante (Erano 650 grammi dichiarati ma all’atto pratico sembravano molti di più probabilmente per la resistenza opposta ai continui movimenti del collo dai cavi di controllo).
Conteneva due monitor LCD innovativi per l’epoca e di dimensioni modeste, ma comunque troppo grandi per essere posizionati ognuno davanti ad un occhio. Erano quindi posti di lato e portati alla vista da due specchi posti a 45 gradi. Questo armamentario collegato al resto dell’apparecchio con due grosse cablature era davvero scomodo per essere uno strumento di gioco.
Un altro motivo del flop fu probabilmente la quantità e la qualità dei giochi: in tutto erano solo una dozzina ma i giocatori ebbero il tempo di vederne al massimo otto. Davvero troppo pochi. Poi la qualità: era senz’altro eccezionale all’epoca dal punto di vista grafico, ma molto banale dal punto di vista della trama e dello svolgimento.
Ben pochi giocatori poterono poi apprezzarli a pieno. Si trattava di coin-op molto costosi, si aveva a disposizione davvero poco tempo per giocare. Probabilmente pochi avranno potuto superare il primo livello. A Londra era concesso giocare soltanto tre minuti.
Ma il freno maggiore all’iniziativa fu soprattutto il costo.
Tutta l’attrezzatura costava ben 60.000 dollari. Un’enormità che portò quasi tutte le sale giochi del mondo a desistere dall’acquisto. Furono prodotti soltanto 350 “1000CS”: ben 120 finirono negli Stati Uniti ed i restanti divisi tra Europa e Australia (qui alcuni esemplari sono conservati in un museo).
L’impianto necessario si guastava facilmente e la manutenzione era molto costosa.
Alla fine il prezzo per giocare era molto salato: da uno a cinque dollari al minuto (cambio del 1993).
Sarebbe più o meno come se oggi ti chiedessero di spendere venti Euro per tre minuti di gioco. Forse più che meno.
Ai minorenni era proibito giocare perché si riteneva l’esperienza fosse troppo forte.
Gli adulti disposti a pagare così tanto e a fare lunghe code per pochi minuti di esperienza virtuale in uno sparatutto o in un gioco in cui si deponevano lettere in poligoni 3D erano troppo pochi.
Passata la curiosità iniziale ci si accorse che la clientela era ben troppo scarsa per ammortizzare i costi.
Nel giro di due anni l’esperienza della realtà virtuale video-ludica era conclusa. Relegata al ricordo di una moda passeggera e di un flop commerciale gigantesco.
Eppure dispiace che tanto dispendio di energie e creatività sia andato perso. Che il mondo si sia precluso questa possibilità.
Oggi sarebbe possibile creare apparecchi per realtà virtuale molto più economici, fruibili e coinvolgenti. Basti pensare che, all’epoca, a creare l’ambiente virtuale era soltanto un semplice Amiga 3000, poco più di un Commodore 64.
I giochi virtuali prodotti furono:
Dactyl Nightmare
Grid Busters
Hero
Legend Quest
VTOL
Exorex
Total Destruction
Dactyl Nightmare 2
Zone Hunter
Pac-Man VR.
Teoricamente più giocatori potevano agire nello stesso spazio virtuale tramite una rete locale, a volte video a volte solo audio. Però ciò non accadde quasi mai. Erano pochissime le sale che avevano più apparecchi.
Si ipotizzava anche un collegamento remoto tramite ISDN, ma ciò non avvenne.
Note:
1)Secondo uno studente che provò l'apparecchiatura, la qualità delle immagini era ottima. Però se si ruotava oltre i 70 gradi, diventava inaccettabile. Inoltre guardando verso i piedi si aveva una sensazione di vertigine, la prospettiva in questo caso era falsata.
2) Alla realizzazione dei cabinati partecipò un ex tecnico Rolls-Royce, Richard Holmes, che prestò particolare cura alla resistenza delle piattaforme che dovevano sopportare l'usura prodotta da migliaia di utenti. Gli esemplari oggi esistenti appaiono effettivamente intatti nella loro struttura cabinata.
3) Presso Leicester si trova un centro chiamato Marconi. In questo centro di ricerca inizialmente rivolto ai Radar, furono sviluppate molte tecnologie innovative. Negli anni '70 venne sviluppato un sofisticato e costosissimo sistema di realtà virtuale. Un certo Terry Rowley che aveva lavorato in quella struttura fu, nel 1987, tra i fondatori della Industries W.
4) La plastica della struttura di 1000CS e 1000SD era di colore blù scuro e non nero come potrebbe sembrare dalle foto.
5) Industries W pensava realmente di trasporre la sua tecnologia videoludica in altri settori. Ad esempio la telemedicina.
6) In uno dei primi video-giochi Virtuality, un aliante volava verso il mare. Quando lo raggiungeva era seguito dai gabbiani. La routine dei gabbiani fu riutilizzata per creare un aggressivo Pterodattilo in un gioco successivo.
7) Una strana preoccupazione aveva colto gli sviluppatori di questi giochi: l'implicazione psicologica di essere ucciso virtualmente. Per cui quando perdevi, ad esempio se venivi colpito in uno spara-tutto oppure avevi un incidente in una simulazione di guida, vedevi il tuo alter-ego virtuale in terza persona, per ricordarti che non eri realmente tu ad essere colpito.
Fukushima: scenario allucinante, il nucleo fuso è scomparso in zone ignote. Lontanissimi da soluzione. I video del nocciolo.
Post n°513 pubblicato il 20 Gennaio 2012 da francesco1375
Fukushima, catastrofe secolare
Fukushima non è ancora domata, e per domarla serviranno circa cinquanta, ottanta anni.Questo ormai lo ammettono tutti. Non che si trattasse di un mistero, però molti avevano tentato di fare credere all'opinione pubblica, a dispetto di ogni evidenza e cognizione, che la soluzione si sarebbe trovata in pochi anni.
Stato d'emergenza infinito
Detto questo, la centrale giapponese deve essere tenuta comunque sotto controllo.Se la situazione sfuggisse di mano le conseguenze per la salute di milioni di persone del mondo sarebbero altissime.
Situazione: fuori controllo
Nel contesto allucinante del disastro giapponese, gli sforzi tecnologici necessari sono enormi, perchè mai l'umanità si era trovata davanti ad una situazione simile.Una delle difficoltà maggiori, in questo momento, è sapere esattamente dove si trova il nucleo liquefatto dei tre reattori fusi.
Saperlo è fondamentale. Questa parte era costituita dalle barre di combustibile che, private del liquido di raffreddamento, si sono fuse col resto del nocciolo e sono colate sul fondo. Questo magma, chiamato corium, è colato sul fondo della centrale, e, a causa dell'enorme calore, ha potuto probabilmente penetrarlo dando inizio alla così detta "sindrome cinese" (vedi video).
Questa massa incandescente è il pericolo principale. E' infatti la parte più tossica e mortale di tutto il complesso. Non raffreddarla significherebbe, probabilmente (perchè siamo nell'ignoto fenomenico), permetterle di aprirsi una galleria nel sottosuolo. In questo caso si inquinerebbe enormemente di più la falda il mare e in generale il pianeta.
Per raffreddare questa sostanza Tepco ha usato tonnellate di acqua. E' una soluzione inedita, in passato (Chernobyl) si era utilizzata la sabbia, oltretutto con ottimi risultati (vedi video).
In base alle misurazioni effettuate, sembrava comunque che il raffreddamento ad acqua stesse funzionando. Infatti la temperatura risultava costantemente inferiore ai cento gradi. Quindi non in grado di far bollire il refrigerante ne tantomeno di produrre idrogeno esplosivo o fondere il terreno ulteriormente.
Ma i dubbi attanagliano gli esperti.
Infatti già da alcuni mesi si erano sollevati dei dubbi circa queste misurazioni. Secondo molti esperti infatti i misuratori di temperatura stanno misurando zone in cui il nucleo fuso non esiste più perchè è penetrato più in basso.
Se ciò fosse vero, in pratica, significherebbe cha la situazione non è sotto controllo e che si stanno pompando tonnellate di acqua (che viene pesantemente contaminata e va stoccata) senza un vero risultato.
Ecco perchè è fondamentale sapere esattamente dove si trova il nocciolo fuso dei reattori. Ed è difficilissimo perchè nessuno può penetrare in essi senza perdere la vita in breve tempo, mentre le stesse macchine non possono operare perchè le radiazioni danneggiano i circuiti elettronici.
Il primo video del nucleo fuso,
che però è scomparso
Il primo tentativo di vedere all'interno del nucleo distrutto della centrale è avvenuto in questi giorni.E purtroppo sembra dare rafforzare i timori degli esperti più pessimisti.
E' stata inserita una sonda a fibra ottica (endoscopio) fino al punto in cui avrebbe dovuto trovarsi il nucleo fuso e solidificato dall'acqua nel reattore 2.
Risultato dell'esplorazione: le radiazioni sono così forti da offuscare la visione. Lampi, bagliori scintille e rottami difficilmente identificabili. L'acqua non è al livello stabilito, ma più in basso. E soprattutto non c'è traccia del nucleo fuso che si sperava di stare raffreddando. Questo è penetrato altrove.
Questo video è ancora sotto osservazione dei tecnici che lo stanno analizzando.
E che per adesso non hanno alcuna certezza.
Ecco il video (suddiviso in più parti):
http://www.youtube.com/a
http://www.youtube.com/b
http://www.youtube.com/c
http://www.youtube.com/d
Notizie
http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-16649030
http://ienaridensnexus.blogspot.com
http://ajw.asahi.com/article/
http://www.greenreport.it/
Aggiornamento 21 Gennaio
Secondo alcune fonti: l'esame del video, secondo alcuni esperti, avrebbe sollevato il timore che il reattore 2 non potrà reggere il tempo necessario alla rimozione del carburante atomico.
Infatti per rimuoverlo non esistono le tecniche necessarie, queste dovrebbero essere pronte tra dieci anni. Ma la struttura appare molto danneggiata dal calore e forse non può reggere così a lungo. Quindi i tempi dovranno essere accelerati.
14 milioni di poveri e 2 milioni di bambini poveri in Italia, 24 milioni di disoccupati nell'UE.
Post n°512 pubblicato il 07 Gennaio 2012 da francesco1375
OLTRE 14 MILIONI DI ITALIANI POVERI
Un quarto degli italiani è povero.
Se ancora non bastasse la realtà che abbiamo davanti ogni giorno a sfatare la politica economica seguita negli ultimi quindici anni, ci pensa l’ISTAT.
Questi i dati delle ultime rivelazioni.
- Povertà ed esclusione sociale aumentano nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni. (Questa è la fascia di età maggiormente investita dalle varie riforme degl'anni '90 e dei primi dieci anni del 2000).
- Il 18,2% delle persone residenti in Italia è esposto al rischi povertà (cioè è povero).
- Il 6,9% è in stato di grave deprivazione materiale (cioè stenta a sopravvivere) si tratta di circa quattro milioni e centoquarantaquattromila persone, non poche.
- Il 10,2% vive in famiglie con bassa intensità di lavoro, cioè dove gli adulti non hanno un vero lavoro.
Da questi dati, ISTAT estrapola quindi che:
- Il 24,5% della popolazione è sostanzialmente povero. Considerando che siamo 60 milioni circa, quindi i poveri dovrebbero essere più o meno quattordici milioni e settecentomila.
Si viene poi a sapere che l’ 11,5% non ha potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione.
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Io faccio parte di quella scuola di pensiero che considera un nucleo di diritti relativi alla sopravvivenza, inalienabili.
Lasciamo perdere il reddito medio che è molto basso.
Penso che uno stato dovrebbe garantire almeno le condizioni minime di sopravvivenza.
Sarò un utopista, ma io la penso così.
E invece così non è. Se qualcosa a favore dei più poveri viene fatto, viene fatto dal volontariato, lo stato fa poco e nulla (per essere indulgenti).
Questi sono i risultati delle scelte fatte, almeno negli ultimi 15 anni, dalla politica nazionale e mondiale.
Ovviamente come tutti mi auguro che Monti abbia successo.
Ma purtroppo non va sopravvalutato l'impatto delle manovre interne all'Italia.
Perchè ormai come giustamente ha notato anche il Capo dello Stato, la vera partita si gioca all'interno dell'Europa e nel Rapporto tra Europa e mondo globalizzato in crisi sistemica.
Ripropongo anche quest'altro post
In Italia quasi due milioni di bambini poveri. E' una vergogna. Dopo vent'anni di riforme e di sacrifici.
A cosa sono serviti?
Sono 10 milioni 229 mila i minori in Italia: 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale."Deprivazione materiale" significa che non possono nutrirsi, e vestirsi in modo adeguato.
Era facile intuirlo con milioni di genitori disoccupati.
Ma è Save The Children a diffondere questo dato drammatico alla vigilia della Giornata dell'Infanzia che si celebra il 20 novembre.
Il dato segna un drammatico aumento rispetto agli anni precedenti.
L'anno corso infatti erano 1.756.000.
Purtroppo questi risultati, non possono non sollevare dubbi sull'efficacia delle politiche economiche portate avanti negl'ultimi venti anni.
Perchè la crisi non ci sarebbe stata senza venti anni di scelte economiche scellerate in tutto il mondo.
E probabilmente non ci sarebbe stata senza i dieci anni di guerra (inutile) di Bush.
Obama, servendosi di pochi uomini dei servizi segreti, ha colpito Bin Laden. A che sono serviti dieci anni di guerra e di spregio dell'ONU.
E' giusto ricordare il passato.
Perchè poi le conseguenze alla fine sono queste.
Sono i milioni di bambini poveri anche nei paesi che un tempo erano ricchi in aggiunta ai milioni di milioni di bambini che continuano a morire di fame nei paesi poveri.
E' la miseria.
Io non sono indignato, sono scandalizzato da tutto quello che è stato fatto negli ultimi dieci anni.
Anche della mancanza di memoria.
E i famosi "speculatori", le famose banche, che ora tutti criminalizzano. In realtà fanno quello che fanno grazie a leggi, e accordi internazionali che sono stati studiati, decisi e approvati negli anni passati.
Fanno quello che gli è stato detto di fare.
E queste sono le conseguenze.
Ci vorrebbe un sussidio, come esiste in tanti paesi civili, per chi è costretto da questo tipo di economia a non lavorare.
Quasi due milioni di disoccupati contando soltanto i giovani tra i 25 ed i 34 anni.
E' record.
Secondo le ultime rilevazioni, in Italia, oltre un quarto dei giovani è costretto a non lavorare.
Infatti, addirittura il 25,9 % dei giovani che hanno tra i 25 ed i 34 anni, è disoccupato.
La media dell'Unione Europea (comprensiva di paesi come Polonia e Romania che certo hanno risorse economiche inferiori alle nostre che saremmo la quinta potenza mondiale) è "soltanto" del 15,7 %.
Questo ci candida a raccogliere l'ambito premio di "paese più disoccupato d'Europa".
Un premio cui evidentemente teniamo moltissimo dato che il problema della disoccupazione è da decenni al centro dei programmi dei nostri governi, ed aumenta sempre più.
Comunque: l'esercito dei giovani disoccupati (molti dei quali ormai con figli a carico) conta ormai 1.944.000 unità.
Quindi praticamente più di due milioni perchè oggi come oggi mi sembrerebbe giusto aggiungerci anche gli immigrati (regolari o no) presenti sul territorio, disoccupati, nella stessa fascia di età. Perchè di fatto ci sono, è surreale continuare a fingere che non esistano.
A questi vanno aggiunti tutti quelli che hanno lavori assolutamente precari e non sufficienti a garantire una vita autonoma (a noi risultano essere una percentuale rilevante degli occupati giovani).
Ad esempio, altro dato che emerge ora gli "apprendisti" sono più di 530.000, insomma circa mezzo milione (non nascondiamoci dietro un dito, sappiamo tutti cosa è di fatto l'apprendista in un paese dove gli unici apprendisti che si cercano sono gli "apprendisti esperti"). Vogliamo citare anche altre categorie? Potremmo aggiungere i lavoratori a progetto e quelli a chaimata che non risultano disoccupati, quelli che si gettano in disperate avventure imprenditoriali che chiudono dopo pochi anni (negozietti accanto a mega-centri commerciali ecc.), i venditori porta a porta o via telefono di prodotti invendibili (quasi sempre senza fisso e con pochi euro di percentuale al mese) ecc. ecc. E chi più ne ha più ne metta.
Tutti giovani "occupati" che ad essere seri andrebbero sociologicamente conteggiati tra i senza lavoro.
In questo quadro, oggettivamente deprimente, spicca un dato ancora peggiore.
Riguarda la disoccupazione nella fascia di età compresa tra i 25 ed i 54 anni che arriva al 23,2% (in crescita).
Questo dato indica che la disoccupazione è di lunga durata, che sono moltissimi i disoccupati con famiglia e quindi i figli che non possono fare affidamento sull'aiuto dei genitori.
Ma anche, che chi oggi ha 30-35 anni ed è disoccupato probabilmente lo rimarrà, quindi se vorrà sopravvivere potrà contare solo sul magnifico stato sociale italiano.
fonti
televideo rai
rai
ADN Kronos
In Europa più di 24 milioni di disoccupati.
Per la serie: le promesse mantenute dell'Europa Burocratica
In Europa i disoccupati sono circa 24 milioni.
Ad Agosto 2011 i 22.228.000. Ma a Febbraio del 2010 si era raggiunto il massimo storico con ben 24.461.000.
Variazioni di questo tipo sono oscillazioni stagionali.
Considerando anche gli inoccupati, cioè coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro ed un certo numero di cittadini talmente emarginati da non essere censiti (immigrati irregolari, minoranze etniche ecc.) è del tutto probaqbile un totale di circa 25 milioni.
Un numero di persone simile all'intera popolazione di Pechino.
Inoltre, siccome il numero dei poveri supera di gran lunga quello dei disoccupati, significa che molte persone che lavorano, in realtà guadagnano pochissimo (sempre riferendoci all'UE).
Il calcolo si riferisce solo ai cittadini dell'Unione, conteggiando i cittadini degl'altri paesi europei e della Russia il numero sarebbe ovviamente più alto.
Continuiamo a seguire la strada seguita fin ora, e ci troveremo in una bella situazione. Ci vuole poco ad intuirlo.
Queste righe vorrebbero essere di stimolo e riflessione costruttiva più che di protesta.
La speranza è sempre l'ultima a morire.
Ho tolto mpure alcune riflessioni completamente personali perchè questi problemi andrebbero affrontati indipendentemente dall'orientamento politico.
Ho ulteriormente "limato" questo post per renderlo più leggibile e meno di parte.
Infatti la situazione è tale che sempre di più spero che Monti in qualche modo ce la faccia.
Se cedesse l'Europa sicuramente passeremmo un periodo pessimo. Non ci resta che sperare che l'Europa cambi per sopravvivere. Che non possa restare come era prima ormai è riconosciuto da tutti. La gente se ne era accorta da anni e anni, ma alla fine ci sono arrivati anche gli altri.
giovedì 5 gennaio 2012
Obama illustra la nuova strategia militare USA.- Il mondo del dopo crisi sarà diviso in zone ed aree di influenza?
Post n°511 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da francesco1375
Obama spiega la nuova strategia di difesa americana: Ci concentreremo su Asia e Pacifico.La nuova linea di difesa degli Stati Uniti prevede un ridimensionamento della spesa (cresciuta in modo spropositato sotto Bush).
Questi tagli al Pentagono ridurranno le truppe di terra.
Tuttavia, si affretta a precisare Obama, gli USA conserveranno la propria superiorità militare. La nuova organizzazione prevede unità agili e flessibili pronte per ogni tipo di minaccia.
Ma la parte più interessante del ragionamento è quella che riguarda la nuova posizione strategica.
Continueremo a difendere la sicurezza globale, spiega Obama, ma dovremo per forza orientarci verso la Regione Asia-Pacifico.
Questo ci rafforza una nostra ipotesi sul tipo di mondo che le super potenze stanno disegnando per il dopo-crisi.
Probabilmente la globalizzazione verrà allentata e ci sarà una divisione per aree.
Questa divisione potrà essere più o meno netta, a seconda della piega che prenderanno gli eventi.
Comunque secondo noi ci sarà
un'area di influenza comprendente: USA, Australia, Inghilterra e numerosi paesi del Sud Est Asiatico e del Pacifico e forse India e Sud Africa.
Un'altra area di influenza che comprenderà Cina, Giappone, Corea del Sud e altri paesi asiatici e africani.
Un'area più polarizzata intorno a Francia e Germania che comprenderà molti stati europei medio orientali
Un'area formata dalla Russia e paesi confinanti in Asia e Europa
Un'area di alcuni paesi arabi.
Non penso a divisioni nette, ma al rafforzamento di aree e rapporti privilegiati tra paesi di fatto già esistenti e che dopo la crisi si stanno rafforzando.
Alla fine se si guarda quello che accade oggi, di fatto è già così. Sembra sia quello che sta accadendo.
Chat-bot italiani e stranieri: i link aggiornati
Post n°510 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da francesco1375
Dopo tanto tempo (quasi due anni), pubblico un'aggiornamento.
nel tempo molti bot sono scomparsi o hanno cambiato link. Quindi non è semplice trovarli.
Qui raduno i chat-bot italiani e stranieri che sono riuscito a trovare e che, allo stato attuale, sono utilizzabili senza registrazione.
Chat-bot che parlano Italiano:
Eloisa:
http://www.semplicity.com/Eloisa2011/ita/default.html
Tobby:
http://tobbychatbot.altervista.org/
Doriana:
http://www.doriana82.com/
Chat-bot che parlano in inglese
Eloisa (parla numerose lingue umane):
http://www.semplicity.com/Eloisa2011/ita/default.html
Eliza (uno dei più antichi)
http://www-ai.ijs.si/eliza/eliza.html
Pandorabots
Questi invece sono i link dei post originali di questo blog:
Cosa sono i chat-bot
I migliori chat-bot italiani
Sprechi giganteschi: I due programmi spaziali falliti di Bush bruciarono miliardi di $. Ecco come e perchè.
Post n°508 pubblicato il 03 Gennaio 2012 da francesco1375
Certo, fino all'indomani della grande crisi globale di sprechi ce ne sono stati tantissimi in tutti i paesi.
Ma il vero campione degli sprechi fu probabilmente George W. Bush.
C'è da restare allibiti davanti alla follia dello sperpero che ha caratterizzato i dieci anni del suo mandato.
Quello che segue è un esempio lampante di come è stata gestita la ricchezza mondiale in passato.
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Lo Space Shattle fu di per se uno spreco immenso di risorse. Per certi aspetti utilissimo, ma immensamente più costoso e anti-economico di quanto non fosse stato preventivato.Quando avvicinava il suo pensionamento, l'America si pose l'obiettivo di creare una nuova navetta spaziale.
La cosa più logica sarebbe stata, considerando il flop economico degli Shuttle, di creare una capsula di tipo tradizionale, simile all'Apollo o alla Soyuz che ancora dopo sessant'anni seguita ad essere considerata un ottimo veicolo spaziale.
Ma la megalomania prese il sopravvento.
Si decise così iniziare lo sviluppo dell' x-33.
Storia dell'assurdo X-33
Questo fu forse il più costoso di tutti i sogni infranti della storia umana.Avrebbe dovuto rappresentare un grande balzo in avanti nella navigazione spaziale.
Da sempre il problema fondamentale per uscire dalla nostra atmosfera è rappresentato dal costo molto alto del lanciatore.
Fino ad oggi una nave spaziale è sempre stata costituita da una serie di razzi che, salendo di quota, si staccano ad uno ad uno, fino a che l'ultimo pone in orbita la navicella, solo un piccolo frammento della cosmonave partita dalla rampa, la grandissima parte del materiale staccatosi dal suolo ricade e viene perduto.
Anche quando la navetta viene riutilizzata, (space Shuttle), tutto il vettore viene perso e ad ogni missione deve essere ricostruito.
Sarebbe come se un Aereo partisse da Roma e arrivasse a New York senza motori, senza ali, e andasse ricostruito da capo ad ogni volo.
E' facile intuire che il biglietto di andata e ritorno sarebbe molto salato, Così come, di fatto, è molto salato il biglietto di andata e ritorno di un astronauta.
Tutti i pionieri dell'astronautica, come il russo Konstantin Eduardovich Tsiolkovsky (5 settembre 1857 – 19 settembre 1935), giunsero alla conclusione che il modo giusto per raggiungere lo spazio fosse un razzo pluristadio, e questo per motivi matematici di rapporto tra potenza propulsiva, peso del veicolo ed attrazione gravitazionale terrestre.
Quando un missile viene lanciato, il primo stadio deve essere il più potente. Deve infatti vincere la forza d'inerzia e fendere gli starti più densi dell'atmosfera. Ad una certa quota però avrà necessariamente esaurito il suo carburante poichè una quantità di carburante superiore avrebbe un peso eccessivo rispetto alla potenza dei motori. Inoltre, il getto di gas di scarico che si sprigiona dagli ugelli varia a seconda della pressione atmosferica nella quale ci si trova; poichè la forma della campana è fissa, si cerca una soluzione di compromesso che però rende ottimale la potenza del getto solo fino ad una determinata quota, successivamente la forza di spinta generata è troppo bassa.
Quindi ad una certa altezza il primo stadio va sostituito. Si sgancia alleggerendo così il complesso volante. Entra immediatamente in azione il secondo stadio. Questo è più leggero e meno potente, si trova infatti ad operare in una zona dove l'atmosfera è molto rarefatta ed ha bisogno di una spinta inferiore. Tale spinta è però resa ottimale dalla forma dell'ugello di scarico che ha una curvatura ottimizzata a garantire la più alta efficacia del getto dei gas propulsivi alle altissime quote. A questo punto la navicella o il satellite entrano in orbita terrestre. A seconda dei casi (del peso trasportato, dell'altezza dell'orbita ecc, può essere presente un terzo stadio e raramente anche un quarto come nel caso delle missioni Apollo dirette alla Luna).
La disposizione dei vari stadi può essere variata in molti modi. Il vettore classico è una pila di stadi sovrapposti. Spesso oggi gli stadi vengono affiancati.
Tutti gli stadi di lancio, normalmente sono perduti, e ciò non è conveniente dato il costo altissimo dei propulsori, specie di quelli molto efficienti, a combustibile liquido.
Da sempre quindi il sogno dell'astronautica è un veicolo che possa essere recuperato e riutilizzato almeno in parte.
Di studi in tal senso ne vennero fatti moltissimi, sia in Russia che in America, ma senza ottenere risultati concreti.
In America si riuscì però a risolvere almeno in parte il problema con lo Space Shuttle.
Nello Space Shuttle, il primo stadio è costituito dai booster a combustibile solido laterali (originariamente dovevano essere a combustibile liquido, quindi più costosi e sofisticati). Questi booster, che non hanno un vero e proprio motore essendo simili ad enormi fuochi di artificio, dovevano ricadere aggrappati a paracadute ed essere riciclati, ma alla fine l'idea fu abbandonata. Accadde dopo l'esplosione del Challenger, avvenuta a causa del deterioramento di uno di questi razzi laterali il 28 giugno 1986 (lo stesso anno di Chernobyl tra l'altro). Si capì tragicamente che riciclarli era troppo rischioso.
Il secondo stadio è la navetta stessa, unita al grande serbatoio centrale. I motori razzo sono sul retro dell'orbiter e "succhiano" carburante dal serbatoio centrale dopo il distacco dei booster. La spinta è sufficiente a raggiungere l'orbita terrestre a quota non troppo alta. Poi viene lasciato precipitare il serbatoio centrale che va perduto, ma i costosissimi motori del secondo stadio restano sullo Shuttle e sono riutilizzabili con tutto il velivolo nelle successive missioni.
Avviandosi alla pensione lo Shuttle, come abbiamo detto, si pensò di portare avanti la strada intrapresa.
Sembrava giunto il momento di costruire una navetta ad un solo stadio, che partisse come un aereo, raggiungesse lo spazio e tornasse a terra completa di tutte le sue componenti e pronta per nuove missioni.
Si pensò subito, di limitare il progetto, in un primo momento, ad un veicolo con pochi uomini di equipaggio, in grado tuttavia di portare nella sua stiva carchi notevoli come la precedente navetta ed in grado anche di viaggiare in modalità automatica per trasportare carichi di peso maggiore.
Per superare i problemi di rapporto tra peso e spinta si dovevano utilizzare serbatoi per il carburante di materiali compositi, molto più leggeri di quelli tradizionali e che potessero contenere sostanze ad alta pressione in forme che non fossero necessariamente cilindriche o sferiche (come avviene attualmente), ma che potessero avere forme complesse in modo tale da non condizionare la forma del veicolo che, per ovvie ragioni, doveva avere una forma aerodinamica ben definita, dalla quale non si poteva prescindere e che non poteva essere condizionata dagli organi meccanici interni.
Proprio la realizzazione di questi serbatoi si rivelò quasi impossibile, durante le prove alcuni esplosero e comunque non davano sufficienti requisiti di sicurezza. Si pensò quindi di utilizzare serbatoi tradizionali, ma a quel punto tutto il progetto risultò compromesso infatti tutto alla fine risultava inficiato da questo problema che risultò veramente fondamentale.
La Nasa, dopo avere investito una cifra immensa in questo progetto, fu costretta a "gettare la spugna" dichiarando di non essere ancora tecnologicamente pronta alla realizzazione della navetta monostadio.
Ma non è finita qui.
Progetto Orion, l'incredibile flop
Dopo questo costosissimo fallimento, l'America si gettò a capofitto in un'altro vicolo cieco: Il progetto Orion.Questa volta si era pensato ad una capsula simile alla navetta Apollo degli anni '60-'70, però gigantesca.
Aveva la forma di un cono del diametro, alla base, di circa 8 metri.
Questa nuova "astronave" doveva essere riciclabile.
Quindi si pensò di farla atterrare sulla terraferma come fanno russi e cinesi. Così l'acqua di mare non avrebbe danneggiato le componenti elettroniche.
Dopo innumerevoli prove e test, tutti i tentativi fallirono. Si decise quindi di farla ammarare come l'Apollo. Ci si rese poi subito conto che riciclarla sarebbe stato impossibile.
Sorsero poi altri problemi: lo spazio interno era angusto e per quanti sforzi siano stati fatti i componenti necessari non ci stavano. E sempre la capsula risultava troppo pesante.
Non si riusciva nemmeno a metterci l'acqua potabile ed il bagno per gli astronauti.
Tuttavia si favoleggiava di usare questo aggeggio per raggiungere nuovamente la Luna e addirittura Marte.
Ma la cosa più sorprendente fu la gestazione del razzo vettore.
Poichè la capsula si rivelava costosissima, sul metodo per sollevarla nello spazio si decise di risparmiare al massimo.
Si pensò quindi di creare un missile spaziale riciclando i pezzi dello Space Shuttle.
Il primo stadio doveva essere un razzo laterale della vecchia navetta pensionata, solo un po' più lungo (combustibile solido).
Il secondo stadio il Booster centrale dello Shuttle alla cui base sarebbero stati "incollati" i motori della vecchia navetta.
Inutile dire che l'insieme non funzionava.
I motori a combustibile solido dello Shuttle erano già un ripiego economico (avrebbero dovuto essere a combustibile liquido). Simili a due giganteschi fuochi di artificio, hanno il problema di vibrare tremendamente. Nello Shuttle però erano accoppiati e le vibrazioni si compensavano a vivenda. Inoltre la navicella non era alla loro sommità, ma appesa di fianco.
nel progetto Orion ci si rese conto che le vibrazioni sarebbero state troppo forti nella nuova configurazione e avrebbero danneggiato il veicolo prima di consegnarlo in orbita. Si pensò quindi di mettere tra razzo propulsivo e capsula, alcuni ammortizzatori.
A questo punto vinse le elezioni Obama che, resosi conto dell'assurdità del progetto e delle immense spese sostenute, annullò definitivamente il programma.
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